Edifici di qualità e capaci di integrarsi nel tessuto economico

Architetture sostenibili? Non è più sufficiente. Non basta essere belle, armonicamente inserite nello stile locale o edificate nel rispetto dei canoni di risparmio energetico. Oggi le architetture devono diventare “responsabili”, capaci di resistere alle sollecitazioni imposte dal cambiamento climatico, in grado di innescare azioni per la creazione di valore su un territorio, di promuovere il rilancio di attività economiche, di rappresentare il fulcro della vita o magari della rinascita di una comunità.

Un obiettivo impossibile? Tutt’altro, la strada è stata tracciata da Habit.A, progetto transfrontaliero inserito nel programma di cooperazione Interreg V/A Francia Italia Alcotra 2014/2020. Capofila è l’Ordine degli Architetti P.P e C. della Provincia di Cuneo.

Habit.A ha definito nuovi confini per gli elementi distintivi delle costruzioni sostenibili, agendo anche sul Protocollo Itaca, strumento di valutazione del livello di sostenibilità energetica e ambientale degli edifici, di controllo e indirizzo per la pubblica amministrazione.

Le residenze per anziani (RSA) a causa della recente pandemia sono diventate l’edifico simbolo dell’insalubrità e del contagio: il virus ha fatto emergere, potente, la fragilità di immobili frutto di scelte strutturali inadeguate o poco efficienti. Tuttavia, oggi e proprio in piena crisi sanitaria, occorre avviare la riflessione su un modello edilizio che deve cambiare. Che è chiamato ad evolvere, a fronte di una popolazione che sempre più avrà necessità di trovare luoghi confortevoli per trascorrere con serenità l’ultima parte della propria vita.

Attraverso un percorso di cinque anni, che si sta concludendo in questi giorni, Habit.A ha definito gli elementi indispensabili perché una costruzione in territorio montano, nuova o recuperata, possa definirsi davvero sostenibile, ha costruito una mappa delle responsabilità dell’architettura in relazione ai cambiamenti climatici, alla perdita di biodiversità e a fenomeni come l’ultimo evento calamitoso sulle Alpi Marittime, che ha messo in luce la fragilità del territorio rurale italiano.

Accorpando temi energetici e la loro misurazione con la qualità delle architetture e il loro inserimento nel paesaggio, Habit.A ha proposto un modo nuovo di guardare alle trasformazioni del territorio alpino e, come naturale conseguenza, di favorire il ripopolamento dei borghi.

«Grazie a questo progetto, nuovi indicatori, legati alla compatibilità con il contesto ambientale, architettonico e culturale e alla capacità di interagire con il territorio, si aggiungono ai modelli di valutazione del costruito esistenti – spiega l’architetto Claudio Bonicco, Presidente dell’Ordine degli Architetti PP e C della Provincia di Cuneo –. È un passaggio importante che amplia in concetto di sostenibilità e cambia i parametri di un protocollo, Itaca, riferimento regionale e nazionale anche per l’assegnazione di risorse finanziarie».

«Come vorrei che fosse quella che, fra una manciata di anni, potrebbe essere la mia residenza?», la domanda del professor Maurizio Grandi, oncologo, immunoematologo e docente al master di Antropologia dei sistemi complessi, risuona nel primo intervento del webinar. Una domanda che rivela la concretezza di un approccio non clinico e neppure tecnico. Lo sguardo, infatti, è prima di tutto quello di un uomo, che si interroga per l’uomo e che cerca di calarsi nei panni di chi deve “abitare” un’architettura.

Il “laboratorio” di Habit.A è stato il territorio montano, pedemontano e rurale delle Alpi, a cavallo tra Italia e Francia, fra cuneese e Dipartimenti delle Hautes Alpes e delle Alpes de Haute Provence. Qui, per la definizione dei nuovi parametri sono state analizzate 80 architetture e ne sono state selezionate 10, ritenute esemplari. Queste sono diventate “testimonial” del cambiamento di paradigma di costruzione e ristrutturazione, modelli verso cui tendere e sono diventate l’oggetto di un racconto fotografico, realizzato dai documentaristi di Urban Reports, una narrazione che ha messo a fuoco i valori alla base di ogni progetto, a partire da quelli dei protagonisti di ogni comunità.

di Francesca Corsini

©bg Casa Cigliè, anche in copertina

Lou Pourtoun