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Bambini e ambiente indoor: inalare mix di sostanze chimiche causa danni neurologici

Uno studio finanziato dall’Unione Europea mette in evidenza come l’esposizione a mix di determinate sostanze possa provocare nei bambini, dalla gravidanza all’età scolare, problemi al cervello fino all’autismo. I risultati che segnano uno spartiacque epocale sono stati pubblicati di recente sulla rivista Science.

Pubblicato il 14 Marzo, 2022 • di Giorgia Bollati

Le sostanze chimiche ambientali, soprattutto se mescolate fra di loro, possono provocare gravi deficit neurologici ai bambini, interferendo con lo sviluppo. Una situazione grave, quanto poco nota: ad oggi tutte le politiche di valutazione e prevenzione del rischio chimico, elaborate dagli Stati o a livello internazionale, prendono in considerazione la tossicità delle sostanze allo stato puro. Nessuna indaga i mix che possono generare, se ricombinate. Al contrario, nella maggior parte dei prodotti in commercio (dai derivati plastici, ai pesticidi, alle vernici fino ai cosmetici), è proprio la ricombinazione a creare miscele nocive per il corpo umano. In particolare, uno dei pericoli maggiori è l’interferenza con il sistema endocrino dei bambini.

Ad accendere un faro sul problema – segnando un confine storico per la scienza e lanciando un allarme – è il progetto Edc-MixRisk, finanziato dalla Comunità Europea e che coinvolge più di quindici enti, tra istituti di ricerca e atenei: in Italia ci sono i tre centri milanesi dello Human Technopole (Ht), dell’Istituto europeo di oncologia (Ieo) e l’Università degli Studi di Milano, a cui si aggiungono l’Università capodistriana di Atene, il francese Cnrs-Muséum d’histoire naturelle, l’Università di Lipsia, l’Università di Edimburgo, L’Istituto finlandese per la salute e il benessere, sette centri svedesi – tra cui il Karolinska Institutet e l’Università di Stoccolma – e, Oltreoceano, la statunitense Icahn School of Medicine at Mount Sinai di New York. I risultati raggiunti sono stati pubblicati da poche settimane dalla rivista Science, che riporta come questi mix di sostanze siano correlabili con un rischio di deficit neurologico nei bambini legato in maniera particolare con difficoltà e ritardi nel linguaggio. Quelle analizzate sono le Edc, tutte quelle molecole, cioè, che svolgono l’azione di interferenti endocrini, o perturbatori, e che alterano la normale funzionalità ormonale dell’apparato endocrino e che, in questo modo, possono causare effetti negativi sulla salute degli esseri viventi a varie scale, dall’individuo alla popolazione. Se, fino a ora, questi pericoli erano attribuiti al singolo elemento, con questa ricerca si richiede un totale cambio di paradigma, per passare a una revisione dei protocolli di azione.

Per condurre l’analisi che si concentra sull’epidemiologia, sulla ricerca sperimentale e sull’impatto sociale e di valutazione, è stato scelto un campione di ricerca: duemila donne con i rispettivi figli, dall’inizio della gravidanza fino all’età scolare dei bambini, di cui è stato identificato un mix di sostanze chimiche nel sangue e nelle urine delle gestanti – ftalati, bisfenolo A (Bpa) e composti perfluorurati (Pfas) – che è associato al ritardo in questione nei bambini all’età di 30 mesi. Dopo aver rintracciato i composti, i ricercatori hanno tracciato i bersagli molecolari attraverso cui il loro mix intaccava i circuiti endocrini e i geni coinvolti in disturbi dell’intelletto e del linguaggio, fino all’autismo. Con questa mappa, gli studiosi sono stati in grado di disegnare nuovi metodi di valutazione del rischio che siano specifici per la miscela delle sostanze. In questo modo, sono state tracciate nuove soglie di rischio, che andavano molto al di là dei minimi pericoli dovuti ai singoli elementi presenti nei prodotti in commercio. Ricalibrando la valutazione del rischio, lo studio ha messo in evidenza come fino al 54% delle gravidanze fosse stato esposto a un aumento nei pericoli per i nascituri.

Di fronte all’evidenza del rischio, non resta che attuare un adeguamento normativo, per inaugurare una nuova tossicologia che usi metodi efficaci nella valutazione della qualità dei prodotti e nella salubrità di ogni elemento messo in commercio. Considerando le molecole, non come isolate, ma come miscelate.